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Glossario

advocacy

In Italia il termine "advocacy" è traducibile con quello di "tutela dei diritti delle fasce deboli di popolazione". In tal senso si parla esplicitamente di "volontariato dei diritti"( F.Santanera e Anna Maria Gallo " Volontariato" Ed. Utet 1998 p. 111 ) L’emersione dell’esplicitazione a livello normativo in Italia della tipologia del "volontariato di advocacy " è stata piuttosto lenta ed è piuttosto recente. Le ragioni di questo ritardo, rispetto ad es. ai Paesi di diritto anglosassone, sono dovute alla visione individualistica della tutela dei diritti, fondata "sull’interesse personale ad agire in giudizio" ( in gergo giuridico, detto "legittimazione"), di derivazione romanistica ed assai dura a cedere spazio ad una visione più ampia e meno formalistica. Da anni si muovono a livello internazionale molte organizzazioni non governative che svolgono attività non lucrativa di impegno politico apartitico per la tutela dei diritti di larghi strati di popolazione e di interi popoli. Questi organismi e movimenti sono stati molto sotto i riflettori dei mezzi di comunicazione di massa, a causa della lotta, talora anche con metodi violenti, contro la globalizzazione. Questi movimenti hanno anche sedi operative in Italia,come Amnesty international, Medici senza Frontiere, Nessuno tocchi Caino, Non c’è pace senza giustizia. Le norme internazionali di cui tali movimenti si avvalgono sono quelle relative alle ONG in generale ed i mezzi finanziari di sostentamento sono, oltre a quelli delle libere offerte, i proventi dei Progetti Europei o internazionali cui essi partecipano.

Accreditamento

Per accreditamento istituzionale si intende l’atto con il quale si riconosce ai soggetti già autorizzati all’esercizio di attività sanitarie lo status di potenziali erogatori di prestazioni nell’ambito e per conto del Servizio Sanitario Nazionale.
I requisiti specifici, oltre che di tipo strutturale, tecnologico ed organizzativo, prevedono l’adeguatezza delle competenze professionali necessarie, ai servizi che possono essere acquisiti e l’attivazione del monitoraggio di percorsi critici individuati per ciascuna disciplina.

Associazione

Occorre procedere ad una distinzione, all'interno della figura dell'associazione, fra associazioni riconosciute e associazioni prive di riconoscimento, per poter esaminare altri aspetti e per poter approfondire gli elementi essenziali solo tratteggiati.
Associazioni riconosciute sono quelle che hanno chiesto e ottenuto il riconoscimento dello Stato: allo Stato spetta cioè di emettere un provvedimento, il riconoscimento appunto, che concede specifiche prerogative alle associazioni che lo hanno chiesto e che si trovino in determinate condizioni.
Le prerogative principali che l'associazione acquista col riconoscimento sono tre: la prima consiste nella cosiddetta autonomia patrimoniale, in base alla quale il patrimonio dell'associazione si presenta distinto e autonomo rispetto a quello degli associati e degli amministratori, la seconda si può ritrovare nella concessione di una limitazione di responsabilità degli amministratori per le obbligazioni assunte per conto dell'associazione, la terza infine consiste nella possibilità per l'associazione di accettare eredità, legati e donazioni e di acquistare beni immobili.
Le associazioni non riconosciute non possono godere di tali prerogative: la loro autonomia patrimoniale non è perfetta, inoltre per le obbligazioni assunte in nome e per conto dell'associazione rispondono anche le persone che le hanno contratte, e infine è molto dubbio che possano accettare legati e donazioni.
Che l'associazione non abbia finalità di lucro emerge dalle disposizioni di legge in materia: anzitutto i conferimenti degli associati sono fatti a fondo perduto, non avendo diritto l'associato alla restituzione di quanto aveva versato al momento dello scioglimento del rapporto e in secondo luogo i beni che residuano dall'estinzione dell'associazione non possono essere divisi tra gli associati ma devono essere devoluti ad enti che perseguono finalità analoghe a quelli dell'associazione estinta.
Lo scopo di natura ideale dell'ente non è in antitesi col fatto che spesso l'associazione esercita un'attività economica, purché questa attività sia il mezzo per raggiungere lo scopo. Un altro elemento che caratterizza l'associazione, oltre allo scopo, è la sua struttura: si parla a questo proposito di rapporto associativo a struttura aperta, intendendo con ciò riferirsi al fatto che nuove parti possono intervenire nell'associazione già costituita senza che questo comporti un cambiamento nell'atto costitutivo, e potendo quindi l'associazione raggiungere, a causa delle continue adesioni, anche un numero illimitato di membri. E' l'assemblea, formata dagli associati, l'organo diretto a formare la volontà del gruppo: ciascuno associato, per mezzo del voto, contribuisce alle deliberazioni che vengono prese a maggioranza e che determinano l'attività dell'associazione.

Banca Etica

Offre gli stessi servizi di un normale istituto di credito, raccoglie il risparmio attraverso certificati di deposito, obbligazioni, libretti di risparmio e conti correnti ed eroga credito a organizzazioni appartenenti al Terzo settore, sostenendo progetti dalla forte valenza sociale.
L'unico istituto di credito italiano etico è “Banca popolare etica". Costituita nel 1998, l'anno seguente ha aperto il suo primo sportello a Padova, cui gradualmente si sono aggiunti quelli di Milano, Roma, Verona (dove opera anche un promotore finanziario), Brescia e Vicenza. A tre anni dalla sua apertura ha raccolto oltre 200 miliardi di lire di risparmio con certificati di deposito e conti correnti, ha concesso 880 affidamenti per un totale di crediti concessi pari a 116 miliardi e ha raggiunto quota 16 mila soci. Ha in programma la costituzione della prima società di risparmio gestito etica. www.bancaetica.com

Burn out

Il termine burn out, traducibile con “bruciato, esaurito, scoppiato”, esprime il cedimento psico-fisico e l’esaurimento delle risorse del lavoratore nel tentativo di adattarsi alle difficoltà del confronto quotidiano con la propria attività lavorativa. Questa sindrome interessa principalmente i lavoratori delle “professioni d’aiuto” e si manifesta, con sintomi fisici e psichici, attraverso tre caratteristiche principali:
l’esaurimento emotivo, che consiste nella sensazione di essere in continua tensione, emotivamente inariditi nel rapporto con gli altri;
la depersonalizzazione, che consiste nella presa di distanza, e determina atteggiamenti e comportamenti negativi e sgarbati nei confronti delle persone che richiedono o che ricevono la prestazione professionale, il servizio o la cura;
la ridotta realizzazione personale, che si manifesta con la sensazione che, nel lavoro a contatto con gli altri, la propria competenza ed il proprio desiderio di successo stiano venendo meno.

Commercio equo e solidale

Il Commercio Equo e Solidale è un approccio alternativo al commercio convenzionale; esso promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente, attraverso il commercio, la crescita della consapevolezza dei consumatori, l’educazione, l’informazione e l’azione politica.
Promuove una relazione paritaria fra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: produttori, lavoratori, Botteghe del Mondo, importatori e consumatori. Tra gli obiettivi di questo commercio alternativo vi è sicuramente il tendere a riequilibrare i rapporti con i Paesi economicamente meno sviluppati, migliorando l'accesso al mercato e le condizioni di vita dei produttori svantaggiati. Il commercio equo infatti garantisce ai produttori un giusto guadagno e condizioni di lavoro dignitose. Tende all’eliminazione delle intermediazioni speculative e sostiene, con il pre-finanziamento, progetti di auto-sviluppo. Nel 1998, le organizzazioni italiane di Commercio Equo e Solidale hanno intrapreso un percorso di confronto e dibattito che ha portato, l'anno successivo all'approvazione della Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale, un documento di principi e regole comuni per gli enti che in Italia promuovono e diffondono il Commercio Equo.

Concertazione

Per concertazione si intende una forma di dialogo e di confronto tra soggetti istituzionali, autonomie territoriali, autonomie funzionali e soggetti privati (sindacati, associazioni di categoria, organizzazioni economiche e imprenditoriali, imprese, privato sociale, partiti, ecc ...), teso alla risoluzione di problematiche generali o settoriali in ambito territoriale locale, in modo da realizzare strategie il più possibile condivise e partecipate.

Consorzi

I consorzi territoriali, nelle singole province e regioni, e i consorzi nazionali di cooperative sociali rispondono alle esigenze del non profit di aprire nuovi mercati, di assumere rilevanti commesse di lavoro, di dotarsi di servizi specializzati con adeguata consistenza e capacità operativa.

Convenzione

I partecipanti a una convenzione possono essere persone oppure enti, società, stati. E’ uno strumento mediante i soggetti pubblici instaurano rapporti di collaborazione con strutture private o organizzazioni che non hanno finalità di lucro per l'erogazione di servizi alla persona e alle comunità. Le convenzioni possono essere onerose o non-onerose. Nell’italiano di oggi, convenzione significa accordo, patto tra due o più soggetti. In genere si tratta di patti ufficiali e non di accordi privati, ma ancora alla fine del Settecento si poteva chiamare convenzione il compromesso che all’ultimo momento poteva evitare un duello. E’ sicuramente l’accordo istituzionale più utilizzato: si può parlare di convenzioni istituzionali, internazionali, commerciali o sugli armamenti.

Cooperative sociali

Le cooperative sociali sono cooperative fondate con lo scopo di sostenere la promozione umana e l'integrazione sociale e lavorativa dei cittadini appartenenti alle cosiddette categorie svantaggiate e deboli (ex carcerati, disabili, ragazze-madri ecc.).
Intervenendo a disciplinare l'intero settore, la legge 381/91 ha istituito la categoria delle cooperative sociali individuando nella "società cooperativa" lo strumento idoneo per il perseguimento di finalità sociali e di promozione umana, da realizzare attraverso la gestione di servizi socio-sanitari, educativi e di attività produttive, attraverso le quali permettere l'integrazione lavorativa di persone socialmente svantaggiate. Lo scopo così particolare di tale tipo di cooperativa, che la legge vuole segnalato addirittura all'interno della ragione sociale della società, deve caratterizzare tutta la struttura sociale.
Tipo A - Perseguono l'interesse generale della comunità alla promozione umana e all'integrazione sociale attraverso la gestione di servizi socio sanitari ed educativi. La preferenza per interventi di tipo territoriale e domiciliare contraddistingue questa forma d'impresa. Sviluppando relazioni nella comunità di appartenenza risponde alle esigenze ed ai bisogni di quei cittadini che altrimenti sarebbero rimasti condannati ad una forte istituzionalizzazione, ricovero, carcere. Una flessibilità dei servizi e una forte motivazione del personale, motivato e qualificato, hanno incrementato notevolmente la presenza di queste imprese nel nostro paese.
Tipo B - Svolgono attività agricole, industriali, commerciali o di servizi finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate Hanno conquistato un ruolo come strumento privilegiato e specialistico per l'inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, come soggetto in grado di svolgere una formazione professionale sul campo, a lavorare per una piena integrazione sociale delle persone in difficoltà e ad avviarle anche all'inserimento del lavoro esterno alla cooperativa. Nel nostro paese stanno crescendo notevolmente anche a causa di gravi lacune dell'intervento pubblico. Più in generale, le cooperative sociali provvedono ad istituire e gestire servizi sociosanitari ed educativi e sviluppano attività lavorative finalizzate all'inserimento di persone svantaggiate sia sul piano fisico che su quello psichico, operando anche tramite convenzioni con i servizi dell'assistenza pubblica. Per lo svolgimento di tale attività è prevista la possibilità di utilizzo di soci volontari che, in numero non superiore a quella della metà dei soci, prestano gratuitamente la loro attività all'interno della cooperativa. I soci volontari non percepiscono retribuzioni per l'attività svolta bensì godono di una piena tutela assicurativa contro gli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali, avendo comunque diritto al rimborso delle spese eventualmente sostenute.

Economia sociale

In Belgio e Francia questa espressione assume un significato molto simile a quello di 'non profit sector' dei Paesi anglosassoni.
I soggetti dell'economia sociale sono caratterizzati da:

  1. prevalenza dell'elemento personale su quello patrimoniale,
  2. volontarietà dell'atto di associarsi da parte dei componenti l'organizzazione,
  3. attività ispirate a principi mutualistici e solidaristici (e quindi le attenzioni dell'organizzazione sono rivolte a persone sia interne sia esterne al proprio corpo sociale),
  4. governo ispirato a principi democratici,
  5. indivisibilità delle riserve dell'organizzazione,
  6. divieto di distribuire il patrimonio fra gli aderenti e sua devoluzione, in caso di scioglimento, per fini di pubblica utilità.

I Paesi che definiscono l'insieme delle organizzazioni che non hanno finalità di lucro con il termine Economia sociale identificano al suo interno tre grandi ambienti:

  1. cooperazione: dove si identificano la figura del lavoratore con quella dell'imprenditore,
  2. mutualità: dove si identificano fruizione dei servizi con adesione all'organizzazione,
  3. associazionismo: le altre libere forme di organizzazione dei cittadini e distinte dalle due sopra.

Finanza etica

Cos'è la finanza etica? un tentativo di riagganciare l'uso del denaro alla realtà, aggirare l'alienazione dell'economia immateriale e riportare le relazioni sociali al centro dello scambio.
La finanza etica e solidale nasce per sostenere le attività di promozione umana e socio ambientale. Essa propone una reale alternativa all'idea tradizionale di finanza senza tuttavia rifiutarne i meccanismi essenziali: pone some suo punto di riferimento la persona e non il capitale, l'idea e non il patrimonio, la giusta remunerazione dell'investimento e non la speculazione. Un'idea ambiziosa che ha un obiettivo ambizioso: cambiare radicalmente il sistema bancario, garantendo credito ai soggetti che hanno un progetto economicamente sostenibile e socialmente importante, ma che sono considerati dagli istituti finanziari tradizionali come "non bancabili", non degni di fiducia perchè privi di garanzie patrimoniali.

Fondazioni

Le fondazioni sono organizzazioni senza fine di lucro, dotate di un proprio patrimonio, impegnate in molteplici settori: assistenza, istruzione, ricerca scientifica, erogazioni premi e riconoscimenti, formazione, ecc ... La loro esistenza è prevista dal Codice civile e la loro struttura giuridica può variare a seconda del tipo di fondazione che viene costituita. E’ facoltativa la richiesta del riconoscimento che, comunque, può essere ministeriale o regionale o delle province autonome.
Una particolare tipologia è rappresentata dalle fondazioni bancarie che, dopo un lungo processo di riforma, si stanno trasformando in organizzazioni non profit impegnate esclusivamente in uno (o più) dei sei settori di pubblica utilità individuati dalla legge: ricerca scientifica, istruzione, arte, conservazione e valorizzazione dei beni culturali e ambientali, sanità, assistenza alle categorie deboli.

Garante per la protezione dei dati personali

Autorità istituita dalla Legge n.675/96 ”Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali” per tutelare i diritti dei cittadini nei confronti dell'elaborazione dei dati che li riguardano.
L’attività del Garante, iniziata nel 1997, riguarda ogni settore della vita sociale economica e culturale del Paese in cui si sia manifestata l’esigenza della protezione dei dati personali. Sotto tale aspetto, speciale interesse hanno rivestito i provvedimenti adottati in materia di attività delle pubbliche amministrazioni, sanità, lavoro, credito ed assicurazioni, giornalismo, telecomunicazioni, videosorveglianza, marketing.
I compiti del Garante sono specificati nell’art. 31 della Legge n. 675 del 31 dicembre 1996. www.garanteprivacy.it

Globalizzazione

Globalizzazione: termine usato per identificare un'economia mondiale dove non esistono più confini territoriali in termini di produzione, crescita, occupazione e consumo.
Anzi, come dimostrano le numerose alleanze fra non profit e multinazionali impegnate a costruire un'uguaglianza oltre che un mercato globale, può pure darti una mano. La sfida del nuovo millennio non è boicottarla, ma far sì che tutti ne godano i benefici.

Impresa sociale

Intercettare sul territorio i bisogni e trasformarli in domanda, offrire servizi sempre più qualificati, adottare forme di gestione democratica, essere presenti nella ridefinizione delle politiche sociali, conquistarsi un'autonomia rispetto al mercato mantenendo i propri valori, è il delicato compito dell’imprenditoria del non profit.
Il nuovo modello imprenditoriale di impresa sociale sta rispondendo ai bisogni ed alle esigenze espressi da cittadini svantaggiati sia per quanto riguarda il lavoro sia per quanto riguarda il diritto di partecipare attivamente nella società.

M.A.G. - Mutua autogestione

Da diversi anni sono nate in Italia le MAG (Mutua Auto Gestione), cooperative finanziarie che raccolgono i risparmi dei propri soci e li investono in attività dal forte contenuto etico e sociale. Le Mag nascono in Italia negli anni 70 e sono consorzi costituiti da soci dotati di personalità giuridica che operano senza finalità di lucro. Svolgono attività finanziaria, raccolgono fondi presso i soci e li impiegano finanziando progetti di solidarietà sociale, tutela ambientale e sviluppo della cooperazione sociale e del commercio equo e solidale. La prima Mag fu costituita a Verona, la seconda, la Mag 2 Finance, a Milano; a queste seguirono Autogest di Udine, Mag 3 a Padova (successivamente trasformata nel consorzio Ctm-Mag che sostiene lo sviluppo del commercio equo e solidale con i Paesi in via di sviluppo), Mag 4 Piemonte, Mag 6 a Reggio Emilia, Mag 7 a Genova e Mag-Venezia. La Mag 2 Finance di Milano, una delle maggiori cooperative finanziarie, al 30 settembre di quest'anno aveva raccolto un capitale sociale di oltre 4 miliardi e 200 milioni di lire presso 945 soci e aveva concesso finanziamenti per circa 4 miliardi.

Microcredito

Forma di finanziamento, solitamente per importi modesti ,a sostegno di piccoli progetti e a favore di soggetti o attività con finalità sociali generalmente “non bancabili”. In Italia, Agemi è la prima agenzia italiana per il microcredito, costituita da poco più di un anno e si rivolge a chi, pur avendo una buona idea imprenditoriale, non è in grado di offrire garanzie patrimoniali e non ha alcuna risorsa economica per accedere a servizi di consulenza.
L'obiettivo di Agemi è quello di allargare il proprio ambito di intervento per arrivare a operare come venture capital etico.

Mutualità

Con mutualità si intende l'azione di reciproco aiuto: il soccorrersi e l'assistersi a vicenda. Il settore delle mutue identifica quindi una comunità o un gruppo riconosciuto e che si riconosce che costruisce e offre ai suoi membri sostegno o tutela anche materiale. In Italia il concetto di mutualità è stato uno dei motori che ha costruito quello di solidarietà: schematizzando, al fine di passare da mutualità a solidarietà, è necessario allargare l'insieme di coloro che condividono il patrimonio comune (che non è più prevalentemente materiale, ma in egual modo morale, ideale e materiale), ovvero si passa dai soci della mutua o da una comunità definita, alla persona, alla comunità umana, e a tutti gli esseri viventi (anche se resta da capire se è possibile parlare di solidarietà fuori dal genere umano).
Nota: Il concetto di mutualità richiama quello di assistenza e non quello di beneficenza. Sotto un rispetto più specificatamente giuridico/fiscale l'ordinamento italiano identifica come mutualistiche quelle azioni (pure meritorie) che un insieme di persone scambiano tra di loro ed esalta l'utilità sociale delle azioni rivolte all'esterno dell'insieme degli aderenti (e per alcuni soggetti giuridici si dice esclusivamente all'esterno) che così assumono un superiore interesse per la collettività e un più alto livello di meritorietà.

Non profit

Secondo l'S.n.a.(System of National Accounts), la carta degli statistici internazionali, le istituzioni non profit sono definite come enti giuridici o sociali creati per lo scopo di produrre beni o servizi il cui status non permette loro di essere fonte di reddito, profitto o altro guadagno di tipo finanziario per chi o coloro che le costituiscono, controllano o finanziano.
In base a tale definizione non si esclude "né che dall'attività delle non profit si generi il reddito necessario a remunerare il lavoro di chi vi opera, né che l'attività di produzione sia accompagnata dalla vendita dei beni e dei servizi prodotti, né che da tale attività si generino redditi, profitti o altri guadagni finanziari". L'unico vincolo riguarda la non distribuzione degli utili (non distribution constraint).
Un ulteriore criterio di classificazione prende in considerazione la fonte prevalente di finanziamento, distinguendo le non profit in market e non market a secondo che nella loro attività prevalgano i ricavi delle vendite di beni e servizi oppure i trasferimenti di fonte pubblica o privata.
Chiarito ciò, in base alla natura dei soggetti che le hanno costituite e alla destinazione dei servizi, si distinguono le seguenti tipologie di non profit:
- di pubblica utilità o a carattere mutualistico, che producono cioè servizi destinati esclusivamente ai propri soci, alle famiglie e alle imprese;
- di natura pubblica o privata, a seconda che i soggetti promotori siano enti pubblici o governativi piuttosto che cittadini od organizzazioni private;
- nell'ambito delle non profit di pubblica utilità ci sono realtà che erogano servizi per la collettività e altre che, invece, rivolgono la propria attività alle persone. Rientrano nel primo gruppo le organizzazioni, di emanazione esclusivamente pubblica, che si occupano, per esempio, di servizi in campo ambientale, della difesa e della sicurezza, della previdenza sociale obbligatoria. Il secondo gruppo, quello relativo ai servizi di pubblica utilità alle persone, riguarda, invece, i settori della sanità, dell'assistenza sociale, della cultura, dell'istruzione e dei servizi al lavoro. In parte tali settori si sovrappongono anche a quelli tipici delle politiche di welfare state. Le non profit che prestano servizi rivolti alle persone possono essere costituite sia da soggetti pubblici che da privati.
Siamo, comunque, di fronte a un'impostazione e a un lavoro definitorio decisamente chiari, schierati dalla parte di chi non vede contrapposizioni tra non profit e mercato e tra non profit e impresa.
(Giorgio Vittadini Il non profit dimezzato Etas Libri, 1997)

Non profit o no profit?

Non profit: proviamo a fare un po' di chiarezza sulla grafìa e sul suo significato. Profit, termine latino, forma contratta della terza persona singolare (modo indicativo, tempo presente), del verbo 'proficere' che significa avvantaggiare. La parola confluì nel vocabolario anglosassone, tra il Cinquecento e il Seicento, ad opera di alcuni monaci. Non profit, termine d'origine americana più che anglosassone, sta per non profit organizations, e indica quegli enti che operano senza avere per fine primario il conseguimento del profitto (il termine scientificamente più usato è, infatti, Not for Profit). Il che non vuol dire che non possano conseguire dei profitti, ma semplicemente che questi debbano essere reinvestiti nel perseguimento del fine primario di queste organizzazioni. Riassumendo: giusto scrivere non profit, sbagliato no profit.

O.N.G. - Organizzazioni non governative

Le ONG sono organizzazioni private di vario tipo che operano, con diverse modalità, nel campo della cooperazione allo sviluppo e della solidarietà internazionale. La loro attività nell'ambito della cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di svluppo è disciplinata dalla legge 49/87 (la cui riforma è in discussione da quasi tre anni) che prevede la concessione, da parte del ministero degli Affari esteri, del riconoscimento di idoneità. Tale riconoscimento consente alle ONG di accedere al finanziamento governativo per la realizzazione di progetti di cooperazione, affidati dal ministero degli Affari esteri o promossi dalle stesse organizzazioni, e delle altre attività previste dalla legge. Le ONG possono essere suddivise in cinque tipologie che, però, non si eludono a vicenda:
- ONG di volontariato classiche, dove è tuttora marcata la dimensione dell'impegno personale come testimonianza sociale;
- ONG che realizzano progetti di cooperazione a breve-medio termine o in situazioni di emergenza, con l'invio di personale diversamente inquadrato secondo la qualifica e l'esperienza professionale;
- ONG che sono orientate verso il sostegno tecnico-economico di partner dei Paesi in via di sviluppo, cofinanziando la realizzazione di microprogetti gestiti da referenti locali senza invio di volontari;
- ONG specializzate in studi, ricerche e formazione di personale italiano o proveniente dai Paesi in via di sviluppo;
- ONG che operano prevalentemente in Italia attraverso la realizzazione di attività di informazione ed educazione sui temi dello sviluppo, della cooperazione internazionale e della mondialità, rivolte alle scuole o ad altri segmenti di popolazione.
Le ONG, indipendentemente dal riconoscimento di idoneità del ministero degli Affari esteri italiano, possono accedere ai finanziamenti dell'Unione Europea previsti per i progetti, nei Paesi in via di sviluppo o in Italia, che rientrano nei programmi europei di cooperazione.
La tutela della vita umana, l'autosufficienza alimentare, la conservazione del patrimonio ambientale, la promozione della donna e dell'infanzia sono le azioni concrete attuate dalle Ong e garantiscono l'assistenza tecnica e la formazione del personale impiegato nei luoghi in cui operano.

O.n.l.u.s.

Le Onlus, organizzazioni non lucrative di utilità sociale disciplinate dal decreto legislativo n. 460/97, definiscono in termini esclusivamente fiscali molteplici tipologie di enti non profit: associazioni, comitati, fondazioni, società, cooperative ecc... Scopo della legge è di agevolare fiscalmente, in presenza di determinate condizioni ed entro limiti ben precisi, le organizzazioni non profit e di favorirne la diffusione nel Paese.

Organizzazioni di volontariato

Rientrano nella definizione legislativa di organizzazioni di volontariato tutti gli organismi, qualunque sia la veste giuridica scelta, liberamente costituiti per svolgere attività senza fine di lucro, anche indiretto, per scopi esclusivi di solidarietà e che si avvale in modo determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti. Tale definizione è contenuta nella legge quadro 11 agosto 1991, n. 266; ogni Regione ha poi deliberato una propria legge regionale che disciplina sul proprio territorio il riconoscimento delle organizzazioni di volontariato e ne gestisce il Registro regionale.

Privato sociale

Termine che prende origine da un vocabolario di tipo sociologico, introdotto da P. Donati nel 1978.
Prendendo le mosse dal concetto di terza dimensione, l'espressione privato sociale distingue tra relazioni del mondo vitale (relazioni primarie con l'ambiente famigliare o amicale e parentale stretto) e quelle del privato sociale (sistemi di azione organizzati sulla base di regole e scopi di solidarietà sociale).
Le organizzazioni che compongono il privato sociale sono così caratterizzate:

  1. non sono né pubbliche né private,
  2. si auto-regolano in base a un proprio codice simbolico normativo,
  3. hanno una propria soggettività sociale,
  4. si sviluppano proporzionalmente alla crescita della complessità sociale.
Se con terzo settore si definisce l'insieme delle organizzazioni che non hanno finalità di lucro per difetto ovvero a partire dalle caratteristiche di un primo settore (il Mercato) e di un secondo settore (lo Stato) con privato sociale ci si riferisce allo stesso universo a partire dalla sua identità.

Rating etico

È l'attività di certificazione del grado di eticità di un'azienda svolta da appositi istituti di ricerca. Definiti determinati requisiti di inclusione/esclusione (per esempio tra i primi: il rispetto dell'ambiente, dei diritti dell'uomo; tra i secondi: lo sfruttamento dei minori, il commercio d'armi), tali agenzie ne verificano il possesso da parte di aziende sulle quali gli investitori istituzionali hanno chiesto informazioni.
La più famosa e temuta società di rating etico è l'americana Kinder Lydenberg Domini. In Italia, tra le più accreditate ci sono Avanzi ed E. Capital Partners.

Rete civica

Variante italiana delle comunità network americane. Nella maggior parte dei casi sono state attivate dai Comuni per permettere il dialogo con e tra i cittadini sui temi della politica, del funzionamento e dell'organizzazione degli organismi amministrativi locali, o per fornire servizi reali.

Solidarietà

Conseguenza della concezione per cui ogni essere umano è persona, cioè, non individuo a sé stante, ma parte di una comunità composta da altre persone fra le quali esistono vincoli di collaborazione, comunanza di obiettivi, di problemi, di azioni in vista di uno sviluppo culturale, economico e sociale che interessa nello stesso tempo e con la stessa intensità tutti e ciascuno. Si ritrova il termine solidarietà nella Carta Costituzionale italiana (articolo 2 secondo comma) "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale".

Sussidiarietà

Sussidiarietà, una parola dimenticata, propria del cattolicesimo sociale degli anni ‘50, è diventato negli ultimi anni il terreno di incontro e di scontro fra società civile e politica. Si tratta di un principio che regola la vita di una comunità nazionale e secondo il quale lo Stato, nelle sue varie articolazioni centrali e locali, interviene soltanto quando non è possibile l'iniziativa dei cittadini, singolarmente o attraverso le loro organizzazioni. Stato ed enti locali intervengono cioè in maniera sussidiaria rispetto ai cittadini.
La sussidiarietà “verticale” prevede che intervenga l'articolazione statale più vicina al cittadino, quindi il Comune, prima della Provincia, della Regione e dello Stato stesso. Ogni soggetto pubblico è sussidiario all'altro.
Il modello “orizzontale” concepisce invece l'intervento dei soggetti pubblici quando soggetti privati, il mercato o le formazioni sociali, non possono provvedere direttamente. È questa la forma reclamata dal Terzo settore per quanto attiene i servizi alla persona ed è in questa direzione, secondo molti osservatori, che potrebbe avviarsi la riforma del welfare.
È inoltre contrassegnato dal numero 6.40.2 l'emendamento Boato - Paissan che introduce il principio di sussidiarità nella legge “sull'ordinamento federale della Repubblica italiana”. La proposta dei parlamentari Verdi interviene sull'articolo 118 che è stato così riscritto: «Stato, Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla basa del principio di sussidiarietà».
Più radicale la proposta della Casa delle Libertà contenuta in un emendamento di Pisanu (Fi), Selva (An) Pagliarini (Lega) e altri deputati. Il testo, bocciato dalla Commissione, recitava: «I Comuni, le Province, le Regioni e lo Stato esercitano solo le attività che non possono essere svolte in modo più efficace dall'iniziativa autonoma dei privati. La titolarità delle funzioni pubbliche è attribuita, in base al principio di sussidiarietà, ai Comuni, alle Province, alle Regioni e allo Stato (...)

Terzo Settore

E il Terzo settore, perché è definito come settore terzo? Con quest'espressione, usata spesso come sinonimo di non profit, si indica l'insieme dei soggetti che operano secondo logiche e meccanismi che non appartengono né allo Stato né al mercato. Si definisce più esattamente l'insieme delle organizzazioni che non hanno finalità di lucro per difetto ovvero a partire dalle caratteristiche di un primo settore (il Mercato) e di un secondo settore (lo Stato), anche se molti esperti del settore preferiscono parlare di "economia civile". Tra le molteplici anime trovano spazio e peso le cooperative non a fini di lucro. Operanti nei settori più diversificati, dalla cultura alla ricerca scientifica, dall'ambiente al turismo, dalla comunicazione ai servizi finanziari e legali queste realtà rendono più ricco ed interessante il terzo settore.
La legislazione che definisce il Terzo Settore è articolata e complessa in quanto si tratta di un settore in continua evoluzione che pertanto avrà la necessità di un ordinamento sempre più specifico e corrispondente alla realtà che vive.

Turismo sociale

E’ un turismo che favorisce l'incontro e la socializzazione. È costituito da quell' insieme di attività turistiche capaci di rispondere ad un diffuso bisogno di relazionalità; non si tratta dunque di un turismo rivolto solo a categorie sociali specifiche di persone in situazione di svantaggio. Fare “Turismo sociale” significa rispondere ad un bisogno di socialità, è uno stile di vita, è una scelta di valore da parte degli enti che lo organizzano impegnati, anche attraverso la vacanza, nello sviluppo di legami sociali, nel creare occasioni di arricchimento culturale e di promozione e di valorizzazione delle risorse del territorio.
Sotto l´etichetta di “Turismo sociale” sono indicati soprattutto i centri di vacanze destinati al turismo per famiglie. Questi centri sono dotati di strutture particolari per i portatori di handicap e per gli anziani.

Volontariato

Le associazioni del volontariato animano la solidarietà, la partecipazione e l'integrazione sociale, operando al servizio delle persone in difficoltà. Sono una realtà in grado di proporre e progettare insieme alla politica e all'Amministrazione il cambiamento. L'autonomia delle associazioni di volontariato, garantita dalla legge nazionale n.266, pone queste organizzazioni nel nostro paese come protagoniste di iniziative sociali e di trasformazione del contesto in cui le fasce deboli si concentrano. Sempre più si è passati da una realtà di puro assistenzialismo ad una partecipazione attiva anche attraverso strumenti normativi, quali la legge 142/90 sulle autonomie locali, operando un profondo cambiamento culturale oltrechè sociale.

Welfare state

Il welfare state (stato sociale), conosciuto volgarmente come stato assistenziale, è un sistema di norme con il quale lo Stato cerca di eliminare le diseguaglianze sociali ed economiche fra i cittadini, aiutando in particolar modo i meno abbienti. Lo stato sociale quindi fornisce dei servizi e garantisce una serie di diritti, come:

  1. Assistenza sanitaria.
  2. Sistema scolastico pubblico.
  3. Indennità di disoccupazione, sussidi alle famiglie, in caso di povertà o bisogno.
  4. Accesso alle risorse culturali (biblioteche, musei, tempo libero).
  5. Assistenza d'invalidità e di vecchiaia.
  6. Difesa dell'ambiente.
Questi servizi rappresentano un enorme impiego di risorse finanziarie, le quali provengono in buona parte dal prelievo fiscale, che ha, nei Paesi democratici, un sistema di tassazione progressivo (l'aliquota impositiva cresce con il crescere del reddito).

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